Come nasce un’adozione?
Adozione: un mondo pieno di dubbi e domande, ancora per molti sconosciuto!

Ho potuto vivere da vicino l’argomento ADOZIONE, grazie ad una delle mie migliori amiche e ho deciso di intervistarla per portare la sua esperienza, pensando che potrebbe essere utile per dissolvere qualche dubbio!

Naturalmente la sua esperienza è del tutto soggettiva, iniziamo con le domande:

  • Come hai/avete deciso di prendere in considerazione l’adozione?

In realtà il pensiero dell’adozione è sempre esistito nella mia testa, credo anche perché da piccola frequentavamo una famiglia che aveva adottato, e, a livello subconscio, il mio ideale di FAMIGLIA era composto da 3 figli di cui uno adottato.

Poi il destino ha voluto non farci arrivare un figlio “naturale” anche se in realtà non ci è mai stata diagnosticata una vera infertilità. Sapevamo che, a quel punto, tra le ipotesi c’era quella di ricorrere alla Procreazione Medica Assistita, ma nessuno dei due era convinto di questo percorso, soprattutto io non volevo associare la maternità a qualcosa di “innaturale” (ambiente ospedaliero, con stress fisico/mentale e cure mediche continue), senza avere inoltre la certezza di riuscire ad avere un figlio.
Entrambi perciò, abbiamo pensato all’adozione: ci sembrava il modo più “naturale” di formare una famiglia.

  • Come hanno reagito le vostre famiglie?

Tutti ci hanno appoggiato e hanno accolto molto bene la nostra decisione.
Nella prima parte del percorso, quando ancora tutto era molto nebuloso, c’era ovviamente un po’ di preoccupazione per le difficoltà che avremmo potuto affrontare, ma più ci avvicinavamo alla “luce” e più l’entusiasmo e il coinvolgimento aumentava.
Ci hanno anche supportato economicamente che non è una cosa da trascurare e non finiremo mai di ringraziarli.

  • Dove hai preso le prime informazioni? 

In assoluto internet è stata la partenza. L’aiuto più concreto l’ho trovato nel FORUM adozioni del sito Mammeonline dove c’è uno spazio dedicato all’adozione.
Qui abbiamo iniziato a capire in pratica cosa dovevamo fare, oltre a scoprire storie belle ed emozionanti!
Quindi eccoci con i primi contatti e comprendere l’iter della regione. Abbiamo così cercato la procedura per l’Emilia Romagna ed è iniziata la trafila di telefonate per iniziare l’iter.

  • Com’è iniziato il percorso?

In Emilia Romagna è obbligatorio un corso informativo gratuito di circa dieci incontri per le coppie; questo è tenuto da una psicologa e da un’assistente sociale del comune di residenza. In questo corso viene spiegata la parte burocratica e psicologica di questo percorso. Noi lo abbiamo cominciato nel febbraio 2013.
Il primo impatto è stato TOSTO: sembrava che ci volessero scoraggiare a tutti i costi, mettendoci di fronte alle ipotesi più tragiche…
Inoltre ti fanno anche lavorare sull'”Elaborazione del Lutto”. È importante accettare il fatto di non aver potuto procreare e abbandonare così l’idea del cosiddetto “bambino immaginario” perché quello che adotterai sarà comunque diverso da quello che hai sempre immaginato.
Durante questo primo corso abbiamo ribaltato la nostra prospettiva: non eravamo noi a dover colmare un nostro vuoto. Adottare vuol dire DARE al bambino il diritto di avere una famiglia.

Finito questo corso abbiamo deciso di proseguire!
Il passo successivo è stato fissare degli incontri di coppia con l’assistente sociale e la psicologa, il cosiddetto periodo di ISTRUTTORIA che è di fatto un’indagine psicosociale sulla coppia.


Questi incontri hanno scopi molteplici:
– Fotografare la coppia com’è in quel momento
– Capire le motivazioni del desiderio se sono quelle giuste se si è capito il significato dell’adozione e far ragionare la coppia su questo desiderio
– È anche un’indagine sul singolo; ne studiano la famiglia d’origine, l’infanzia e questo può andare a smuovere dei nodi che magari non erano mai stati sciolti, anche questo comporta un bell’impegno emotivo!

Noi ci riteniamo fortunati, perché le operatrici erano umane e, anche se erano lì per studiarci, non ci hanno mai fatto sentire sotto interrogatorio, ma anzi ci siamo sentiti molto liberi e supportati.
Alcune domande “scomode” le abbiamo sempre prese come spunto per approfondire la nostra decisione, perché non coinvolgeva solo noi due, ma soprattutto il bambino che sarebbe arrivato.
In questo percorso il bambino diventa sempre un po’ più reale.
Pensavamo se fosse già nato, se fosse in Italia o all’estero e fantasticavamo già sulla sua esistenza.
Ah, verso la fine del percorso è prevista una visita a domicilio per vedere la casa! Quest’incontro mette sotto pressione da matti (erano venute mia mamma e mia suocera ad aiutarmi a pulire che manco passassero i Nas)… ho preparato anche una torta! Lo so che non era quello che faceva la differenza, ma a livello psicologico era una cosa che mi metteva ansia!
Finito questo periodo, durato circa 7 mesi (aprile-novembre) hanno steso una relazione sulla coppia, che ci hanno poi letto (febbraio 2014); a quel punto viene mandata al tribunale dei minori di Bologna e contestualmente i coniugi devono presentare la loro disponibilità ad adottare.

Il tribunale ora dovrà studiare la documentazione e passeranno altri mesi in attesa del colloquio con il giudice onorario del tribunale di Bologna.
Questo colloquio si baserà proprio sulla relazione che i servizi sociali hanno inviato.
Finalmente il giorno del colloquio è arrivato (aprile 2014)! È stato surreale!
È un altro grado di indagine, l’ansia è a mille, perchè sarà proprio questo giudice che deciderà l’idoneità della coppia ad adottare.
Ci ha chiesto se eravamo pronti ad accogliere un bambino con “problemi speciali” o un “bambino di colore” (sembra assurdo ma lo chiedono), per capire le nostre reali disponibilità. Tra le domande: «Sareste pronti ad accogliere un bambino di etnia ROM?», ovviamente noi abbiamo risposto in modo affermativo, così lui è andato avanti mettendoci di fronte ad un’ipotetica situazione di cena a casa di amici, in cui il nuovo arrivato in famiglia ruba il portafoglio. Noi eravamo allibiti, ma abbiamo risposto dicendo che gli avremmo spiegato che era sbagliato rubare e nella società il furto non è accettato etc… il giudice ribatte dicendo che in questo modo avremmo messo in cattiva luce la sua mamma biologica alché ricordo di essermi gelata e mi marito ha risposto senza battere ciglio: «èh, però è sbagliato rubare»… probabilmente era quello che voleva sentire. Capisci col senno di poi che ogni domanda è fatta per metterti alla prova…

Una cosa che abbiamo sempre detto (noi abbiamo dato disponibilità per bambini con problemi speciali e anche abusati) è che non si può avere una risposta giusta per tutto, ma, sapevamo che se ci fosse capitata una situazione davvero complicata, ci saremmo appoggiati a un professionista del settore senza paura né vergogna.

Finito il surreale colloquio siamo entrati automaticamente in lista per l’ADOZIONE NAZIONALE, mentre per quella INTERNAZIONALE (avevamo già depositato la disponibilità) dovevamo aspettare il decreto di idoneità (documento che sancisce che puoi diventare genitore). Questo documento è arrivato a metà giugno 2014 (cioè circa un anno e mezzo dopo l’inizio di tutto). Quando hai il decreto di idoneità per l’adozione internazionale devi scegliere un ente che seguirà la tua pratica.

  • Come avete scelto l’Ente? 

In Italia ce ne sono circa 70. Tantissimi! Ognuno lavora con più Paesi, ciò significa che in ogni Paese può lavorare più di un ente.
Noi non avevamo un’idea di Paese per il nostro bimbo.
Quindi, soprattutto grazie ai vari forum, quindi ad internet, abbiamo iniziato a spulciare i siti dei vari enti e tutti i relativi costi.
Alcuni Paesi li abbiamo scartati subito, perché prevedevano una procedura che non ci sentivamo di affrontare. Ad esempio la Russia prevede almeno due viaggi (nel primo viaggio conosci il bambino, poi torni in Italia senza di lui per poi tornare a prenderlo nel secondo – viaggio che magari avviene anche dopo svariati mesi -)… Per noi, era troppo forte come idea.
Inoltre esiste la CONVENZIONE DELL’AJA e abbiamo preferito adottare in un Paese che avesse aderito. 
Alla fine la nostra scelta è stata per esclusione, anche l’Africa (là pochi paesi hanno aderito alla convenzione) l’abbiamo scartata, perché temevamo che l’instabilità politica potesse bloccare l’iter, proprio l’Etiopia, per esempio, in quel periodo era quasi bloccata.
Dopodiché abbiamo iniziato ad andare a vari incontri informativi di vari enti e tra questi siamo stati a quello SPAI di Ancona (incontro presso lo sportello ad Imola).
Qui ci ha accolto un volontario – a sua volta papà adottivo – che ci ha travolti con il suo entusiasmo ed i suoi racconti. È lui che ci ha parlato della COLOMBIA!
I costi per la Colombia di questo ente erano tra i più “umani”, inoltre sul sito SPAI, si possono trovare i contatti delle famiglie, che, a titolo totalmente volontario, sono disposte a fornire racconti ed esperienze personali di adozione con quell’ente.
Quindi ho contattato tutte le famiglie tramite mail, chiedendo di raccontarmi le loro esperienze e la nostra intenzione di adottare in Colombia con Spai. Mi sono arrivate decine di risposte di famiglie entusiaste che mi volevano raccontare le loro esperienze! Così ci siamo iscritti ad un incontro informativo GRATUITO nella sede SPAI di Trento durato tutta la giornata con psicologa ed assistente sociale.
Dopo quest’incontro ci siamo decisi a dare mandato a SPAI per la Colombia, nel luglio 2014.

Inizia adesso il vero iter di Adozione Internazionale e si inizia anche a pagare (per l’adozione nazionale è gratuito)!
Ed iniziano una serie di incontri scadenzati:

  • colloquio in cui i genitori danno il mandato
  • colloquio di apertura del dossier
  • invio di una mail da parte dell’ente, con i documenti che serviranno all’ente per procedere
  • corso che aiuta a gestire l’attesa
  • corso sul Paese in questione

Si è sempre in contatto con l’ente per avere i documenti corretti, ed è la parte più complicata perché ogni Paese ha delle richieste specifiche che non sempre è facile far comprendere alla burocrazia italiana.

  • Che documenti servono?

Non li ricordo tutti, ma sicuramente il casellario giudiziario, i documenti dell’asl per la buona salute dei coniugi, più tutti i documenti fiscali (e la Colombia è soft rispetto ad altri Paesi) e, cosa molto carina, un album di foto della nostra famiglia compresi amici e foto della casa nel dettaglio!
Dati questi (e molti altri!) documenti all’ente, questi devono essere tradotti in spagnolo per poterli inviare. Da quel momento si attende che la Colombia accetti la coppia come adottante.
Qui inizia l’attesa vera e propria perché si attende l’abbinamento.
Per noi l’attesa è stata davvero breve! Infatti non possiamo essere presi ad esempio, in quanto molto fortunati, perché da quando abbiamo dato mandato a luglio 2014 e documenti inviati in Colombia ad inizio ottobre, abbiamo avuto l’abbinamento il 17 novembre!!!
L’Ente ci aveva dato un tempo massimo di un anno e mezzo, e quindi ti metti nell’ottica di aspettare. Ma non nel nostro caso!
Il 17 novembre la presidente dell’ente ha telefonato a mio marito comunicando che c’era un abbinamento e che avremmo avuto un incontro/colloquio di proposta di abbinamento due giorni dopo; mercoledì 19 novembre siamo andati ad Ancona (sede principale) e la presidente ci ha mostrato la prima volta la foto di nostra figliaL’appuntamento dell’abbinamento è davvero un’emozione indescrivibile. Tu conosci e sai chi sarà tuo figlio!
Da quel momento sai dov’è, chi è, come si chiama, la sua storia e la domanda che più ti preme è come sta e quando potrai abbracciarlo!
Nel momento in cui c’è l’accettazione dell’abbinamento, bisogna aspettare che il Paese dia l’ok per partire. Ecco quindi un altro round di nuovi documenti (es: i visti) ed aspettare che la Colombia riceva ed accetti tutto.
Da novembre abbiamo aspettato due mesi e mezzo e finalmente il 2 febbraio siamo partiti e il 5 abbiamo abbracciato nostra figlia!
In tutto questo periodo l’ente ci è sempre stato vicino, sia per la parte burocratica che per la parte (non meno importante) morale-psicologica!

  • Le spese dell’adozione sono giustificate?
    Perchè ho sempre pensato che un’adozione abbia dei costi troppo elevati. Sbaglio?

Innanzitutto gli enti non lavorano tutti nello stesso modo. Uno dei motivi per cui abbiamo scelto questo ente (SPAI) è perchè ci aveva dato l’impressione di essere trasparente e i costi erano più bassi rispetto ad altri enti che lavoravano con la Colombia.
Per tutti gli enti i costi si dividono in:

  • PROCEDURA ITALIA (lavoro che viene fatto in Italia)
  • PROCEDURA ESTERO  (lavoro che viene fatto dai referenti all’estero).

Da qui si capisce già il motivo dei costi elevati, perché ci sono tante persone che lavorano sia in Italia che nel Paese di adozione (psicologi, assistenti sociali, traduttore dei documenti, avvocato ed interprete traduttore quando sei nel Paese, più il referente che vive là che fa da tramite…).

La cosa importante è che l’ente giustifichi tutti i costi.
L’Indice di trasparenza dev’essere chiaro dal primo colloquio che si fa con l’ente.
Oltre ai costi prefissati, ci sono quelli non prevedibili (es: costo dei voli, trasferimenti interni, tempo di permanenza, stagionalità e località più o meno turistica).

Gli oneri non sono trascurabili, ma vengono comunque dilazionati nel tempo del periodo delle procedure.
Quando siamo tornati, cosa non trascurabile, l’ente ci ha fatto un documento da presentare per il 730, in cui sono dichiarati tutti i costi, per poterne detrarre una parte.
Poi, in teoria, lo Stato Italiano dovrebbe rimborsare il 50% delle spese della procedura adottiva tramite un fondo apposito, peccato che i rimborsi siano fermi al 2011…

  • Rifaresti questo percorso per una seconda adozione?

Non ne sento la necessità come per la prima, ma è andato tutto talmente bene che lo rifarei, ma non per ora.

famiglia adozione

  • In questo percorso il tuo desiderio di maternità è cambiato?

Una cosa che ho capito, lungo tutto questo percorso, che poi ho definitivamente compreso nel momento in cui ho abbracciato mia figlia, è che il mio desiderio di maternità non significava generare un figlio, ma era piuttosto la volontà di essere mamma: due cose ben diverse! Questo è un sentimento che vivo ogni giorno, perché da quando ho adottato mia figlia non ho mai avuto il rimpianto di non aver vissuto la gravidanza.

  • La coppia ne ha beneficiato?

Sì, entrambi avevamo il desiderio di completare la famiglia con l’arrivo di un figlio e, a differenza della gravidanza, l’adozione viene vissuta molto di più dalla coppia.
La coppia affronta il percorso di adozione insieme. Con l’adozione si è genitori insieme da subito allo stesso livello, perché emotivamente si è vissuta nello stesso modo. Come se fosse un unico parto.

  • Luoghi comuni sull’adozione: quali ti fanno imbestialire di più?

Sono tre!

  1. Quando ti dicono che hai fatto della beneficienza.
  2. Quelli che dicono io non lo farei mai, perché è un percorso troppo difficile, senza considerare che dall’altra parte ci sono tanti bambini con dei vissuti veramente dolorosi che hanno diritto di avere una famiglia vera.
  3. Quelli che dicono/pensano che il legame di sangue non sia sostituibile da un’adozione, che una mamma è solo quella che partorisce.
  • Affermazioni e domande più idiote che ti sei sentita dire/fare sull’adozione?

  1. Mostro la prima foto (bimba colombiana, pelle “ambrata”) e signora sessantenne commenta: «sì, ma poi col tempo si sbiadiscono»
  2. La vicina di casa 94enne la prima volta che l’ha vista l’ha guardata e ha detto: «ah, ma sono proprio come noi!»
  3. Altra signora, complimentandosi per il bel gesto: «avete fatto bene, perché fanno molta compagnia i bambini»
  4. Ennesima signora, vedendo la foto: «ah, ma non è tanto scura!»
  5. «Ma poi quando sarà grande tornerete in Colombia?»
  6. «Ma la sua vera mamma biologica?»

Bhè, spero che l’intervista a Paola possa essere stata d’aiuto a dissipare un po’ di dubbi ed aiutare chi vuole intraprendere questo percorso!

Confesso che, prima di vivere così da vicino il cammino dell’adozione, non credevo che l’adozione potesse essere equiparata ad un “legame di sangue”.
Sì, è vero, è proprio uno dei luoghi comuni che fanno arrabbiare soprattutto chi inizia un viaggio di questo tipo, ma, grazie a Paola, posso dire di aver sempre sbagliato. Ho potuto comprendere da vicino un’adozione e, posso assicurare, che il percorso è forte quanto una gravidanza! Niente di meno! Anzi! Anche per questo ho deciso di portare la sua esperienza!

mamma e figlia in controluce al tramonto. adozione

BLESS LIFE WITH A FAMILY!

A seguire un po’ di link utili:

tribunale minori di Bologna

Adozioni provincia di Piacenza

commissione adozioni

adozioni Ente SPAI

MAMMEONLINE

8 thoughts on “Come nasce un’ADOZIONE?
Intervista ad una Mamma dell’Emilia Romagna.

  1. Bellissima intervista. Complimenti! mi ha emozionato.. E,dato che alcune volte con il mio compagno si é parlato di adozione ma non abbiamo mai affrontato realmente l’argomento, mi ha “svelato” quel l’iter sconosciuto che avrei proprio anche solo x curiosità voluto capire.. ..e ho capito una cosa importante.. Che come nn ho mai sentito questo forte desiderio di maternità, non avrei la forza di affrontare un adozione.. Ho capito che mentre un figlio si può fare anche solo x far piacere al proprio compagno e poi crescerlo comunque con tanto amore , un adozione non puoi affrontarla così.. Mamma mia.. Tosta stà lettura.. Brava Vale!!

  2. Milioni di persone sono in cerca di modi per adottare un bambino, ma tutti i loro sforzi sembrano essere vani. Adottare non è una cosa facile, ero anche una vittima di questo, ho provato ad adottare diversi orfanotrofi e ad adottare centri, ma tutti i miei sforzi sono stati respinti dopo aver riempito il modulo di adozione. Sono arrivato in un orfanotrofio negli Stati Uniti, dove posso facilmente avere un bambino e sono entrato in contatto con loro, dopo tutte le necessarie procedure di adozione con questa casa dell’orfanotrofio, mi è stato dato un certificato di adozione insieme a un bambino sano e rimbalzante. Questo è stato il modo in cui ho adottato il mio bambino e oggi è come un dio per me. L’adozione ha davvero portato luce e felicità nella mia casa coniugale.
    Per i contatti è possibile contattare l’orfano di casa via e-mail: legitorphanagehome@aol.com

    1. Grazie Helena per informazioni che hai condiviso molto utili. Ho letto molti recensioni positive sulla clinica del prof. Feskov in Ucraina. Ho letto che in clinica non ci sono limitazioni sul trattamento FIVET e in più utilizzano anche la genomica umana.

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